Lo stress: un nemico invisibile

La parola “stress” viene dal mondo della fisica e dell’ingegneria. Si parla di stress dei materiali sottoposti a sollecitazioni come trazioni, pressioni, urti, torsioni, fino al punto critico della rottura, proprio per testarne il grado di resistenza.

Sarà capitato a tutti di vedere, all’Ikea, una di quelle teche in cui una sedia, un frigorifero, od altro, vengono meccanicamente sollecitati all’infinito, per dimostrarne l’estrema longevità.

Ecco, questo concetto ben si adatta anche all’uomo, proprio perché anche il corpo, la psiche e l’emotività sono sottoposti a sollecitazioni continue, spesso eccessive. Al posto della sedia dell’Ikea, non facciamo fatica ad immaginare noi stessi, sul posto di lavoro, sottoposti quotidianamente alle angherie del capo, o a colleghi insopportabili, o a code estenuanti in tangenziale.

Da questa analogia nasce l’uso comune della parola “stress” riferita al caso umano.

Lo stress è una risposta generale dell’organismo per far fronte a stimoli interni ed esterni e di varia natura, che mira ad aumentarne la reattività. L’aumento della tensione si attiva al fine di renderci più efficienti di fronte ai problemi ed agli imprevisti, è una strategia ancestrale iscritta nei nostri geni. L’essere umano ha una struttura cognitiva estremamente complessa, ma il paradigma “lotta o fuggi”, l’istinto primordiale di sopravvivenza che rappresenta la base dell’elaborazione cognitiva di ogni essere vivente, è ancora predominante.

Lo stress viene infatti differenziato in buono (eustress) e cattivo (distress); la differenza sostanziale sta nella funzionalità e nella pertinenza: quando lo stress è funzionale al raggiungimento di un risultato (es: scappare da un leone che ci insegue x sopravvivere) è stress buono, mentre in tutti i casi in cui peggiora la qualità della vita, anziché migliorarla, è stress cattivo.

Come dicevamo sopra, oggigiorno nella nostra cultura gli agenti stressogeni non sono bestie feroci ma i piccoli grandi problemi della vita quotidiana: il lavoro, la famiglia, i doveri, le responsabilità, gli obblighi, le tasse … di conseguenza, in mancanza di una conoscenza e di una gestione consapevole delle proprie risorse e senza l’attuazione di adeguate strategie fisiche e mentali, a lungo andare lo stato di stress tende a cronicizzarsi, entrando a far parte dell’abitudine, della “normalità”… finché arrivi a dimenticarti che potresti stare molto meglio di come stai ora. Ne risente tutto l’organismo, diventi come una di quelle batterie che non riescono più a caricarsi oltre il 20-30%; ben presto sopraggiunge l’indebolimento del sistema immunitario, e possono insorgere patologie di vario tipo e gravità.

Lo stress cronico è grave quanto sottovalutato; è un fattore determinante per la predisposizione a molte malattie (come patologie respiratorie, malattie cardiovascolari, cervicalgie e lombalgie, spossatezza cronica, ed altre molto più gravi),  nonché uno scomodo compagno di vita che ci rende insofferenti, nervosi, intolleranti, svogliati, ansiosi, insonni, depressi … compromettendo il nostro rapporto con noi stessi e con il mondo circostante, e la nostra salute.

C’è la crisi, ma la gente fa la fila per comprare l’ultimo modello ultra tecnologico di telefonino, mentre la notte dorme male, è piena di acciacchi e perennemente insoddisfatta…

Purtroppo, affidarsi alla farmacologia quasi è una soluzione, certamente mai definitiva: non esiste nessun farmaco capace di curare lo stress. Infatti analgesici, tranquillanti, sonniferi, antispastici, antiipertensivi, lassativi, digestivi, ecc. sono farmaci che ne alleviano i sintomi ma sono ben lungi dal curarne le cause.

Anzi, non appena smettiamo di prendere queste medicine sintomatiche, i mali che ci affliggevano ricompaiono. Questo costringe le persone sofferenti ad usarli con una certa continuità, tanto da creare dipendenza. Quando si assumono farmaci per un periodo prolungato, subentra facilmente l’assuefazione, che costringe ad aumentarne la dose.

Dopo mesi o anni di assunzione (a seconda dei farmaci) diventiamo dei veri e propri “drogati” perché si instaura tra noi e il farmaco una dipendenza fisiologica e psicologica. Al di là degli apparenti vantaggi immediati, ne scaturiscono anche gravi pericoli per la nostra salute: le dosi crescenti e continue di farmaco intossicano l’organismo, danneggiando soprattutto il fegato, il rene e il sistema nervoso, con la conseguenza che anche altri organi si ammalano… ed assumiamo altri farmaci per rimediare agli effetti collaterali provocati dei primi, diventando prigionieri di una reazione a catena da cui è sempre più difficile uscire.

Il farmaco, generando un benessere temporaneo, ci impedisce di accedere al significato del sintomo; capire il segnale di allarme può invece guidarci verso la causa stressante che lo ha fatto accendere, e indurci quindi a un’azione che ci allontani da quella sorgente di pericolo.

(Pertanto non sopprimiamo subito i nostri dolori e i nostri mali, ma ascoltiamoli, saranno loro a guidarci nella strada della salute, della vita e del piacere.)

E’ in questo che ricorrere ad una delle tante tecniche e discipline atte a ripristinare la nostra naturale capacità di ricarica e di rigenerazione, come appunto il massaggio, non è da considerarsi uno sfizio, od un optional, ma sempre più spesso una necessità.

Una cosa è certa: non esiste nessun farmaco capace di curare lo stress, ma solo il semplice tocco delle mani che aiuta e riporta la persona ad uno stato psico-fisico migliore.